Roma, 10.06.03Caro Jackal Keno, mi chiamo Paolo,
ho letto il tuo articolo È tempo di scegliere e sento il bisogno
di risponderti. Innanzi tutto,
non so se “gli adulti” hanno perso tutti i loro sogni,
come tu dici; posso però assicurarti che io, adulto di nome
Paolo, non solo non li ho persi ma continuo a coltivarli con passione.
Tuttavia, caro Jackal Keno, il problema non è tanto avere e
coltivare sogni quanto riuscire a scoprire quei sentieri avventurosi
e appassionanti lungo i quali è possibile che un sogno contamini
la realtà. Perché, vedi, vivere di sogni vuol dire spesso
fuga dalla realtà, rifugio in un mondo fantasticato a nostra
immagine e somiglianza; e vivere la realtà senza sognare vuol
dire morire, morire dentro. Diceva Fabrizio De André, un cantautore
morto di recente che forse tu conosci e che ha accompagnato la mia
adolescenza e continua ad accompagnare la mia adultità (parola
strana, che però sarà bene tu cominci ad esplorare,
perché ti accoglierà negli anni che ti attendono…),
diceva De André che un uomo che non sogna è come un
cinghiale laureato in matematica pura. Ed aveva davvero ragione. Ma
quando lungo i sentieri della vita si lascia contaminare la realtà
dai nostri sogni, ciò che ne viene fuori è sempre un
po’ meno del sogno tanto amato ma tanto di più della
realtà cui ci sembrava di essere destinati. Qualcosa di nuovo
è nato, nuovo sia rispetto al sogno sia rispetto alla realtà.
Sai cosa vuol dire la parola desiderio? Viene dal latino de-sidera:
lontananza da una stella. Il desiderio non è la stella (il
sogno…), ma la distanza che ci separa da quella stella. De-siderare
(sognare…) vuol dire avere una stella (e quanto è triste
la vita di chi non ha una stella, un sogno…!), riconoscere la
distanza che ci separa da quella stella, fare di tutto per diminuire
quella distanza, ma non raggiungere mai quella stella. Perché
se sulla stella ci arrivo (se il sogno si realizza tutto…) non
c’è più distanza da quella stella: non c’è
più de-siderio, sogno, e la morte comincia ad entrare nell’anima.
Quindi, caro Jackal Keno, sì hai ragione, è importante
sognare, desiderare, ma ancora più importante è scoprire
i sentieri lungo i quali far contaminare la realtà dal sogno,
sapendo che il sogno non si realizzerà mai. Per fortuna, perché
la non realizzazione del sogno è l’unica possibilità
di continuare a sognare. Con altre parole, caro Jackal Keno, il sogno
serve per salpare per un lungo e appassionante viaggio che ci (ti)
porterà in terre bellissime e sconosciute; ma più che
la meta (il sogno…) ciò che importa è il viaggio.
E la grande conquista di un uomo saggio non è saper sognare
(saper salpare…), ma saper viaggiare. Perché non è
sognare che ci rende liberi (anche gli schiavi sognano di essere liberi,
mentre continuano a non esserlo…), come tu dici, ma il coraggio
e la passione del viaggio. E tu, caro Jackal Keno, sai sicuramente
sognare, ma ti senti pronto per il viaggio? Sai viaggiare? O hai l’ansia
di arrivare il prima possibile alla meta (al sogno realizzato…)?
E se scoprissimo che si può viaggiare insieme? Sai, io è
un po’ che viaggio (o almeno ci provo…) e forse qualche
“dritta” potrei dartela. Se ti interessa. Sono d’accordo
con te anche quando dici che “le persone più sensibili
dopo aver accumulato tutto il loro dolore, sono destinate quando troveranno
fiducia in se stesse, a cambiare il mondo”. Sono d’accordo.
Tu lo cambierai, io lo cambierò, perché tu, io, ognuno,
ha innanzi tutto un diritto: il diritto ad essere felici. Ma permettimi
alcune domande che possono sembrarti provocatorie, ma che non lo sono.
Sono solo domande che vorrei condividere con te, perché non
ho risposte certe da offrirti. Ho solo frammenti di riflessione, tracce
di sentiero, possibili orizzonti da esplorare. Ma, se vuoi, sono domande
che potremmo abitare insieme (perché le domande non sono fatte
per ricercare risposte, ma per essere abitate con passione e meraviglia…),
e allora ti offrirò con gioia i frammenti di riflessione che
ho visto germogliare, le tracce di sentiero che mi è parso
di aver scorto, gli orizzonti possibili che già appaiono al
di là delle colline mentre ancora danziamo in questa terra
di mezzo che siamo stati chiamati ad abitare. Ad abitare insieme. Le domande,
dunque. Ma dopo aver conquistato la tua libertà, che ci farai?
Che farai della tua libertà? E se scoprissi che in fondo la
libertà non è la meta finale, ma solo la penultima stazione
dalla quale decidere di rinunciare alla propria libertà per
legarsi ad altri e scoprire che la propria vita dipende da altri (dalla
propria donna, dal proprio figlio, da un amico carissimo, dai propri
genitori…)? E dopo aver combattuto per essere felice, avrai
capito cosa vuol dire essere felici? E se prima di combattere provassimo
a capirlo assieme? E se capire, domandare, meravigliarsi fosse già
combattere?
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