Educativa territoriale e mediazione sociale
I progetti e i territori

Nei territori, il progetto di mediazione sociale si è trovato a collaborare con strutture operanti interventi in favore dei giovani e dei minori.
Si è riscontrata, date le caratteristiche del territorio e la possibilità di integrazione delle metodologie l'esigenza di interagire in un lavoro di empowerment territoriale che creasse le condizioni per la realizzazione delle rispettive missioni come esperienze non a sé stanti ma che potessero trovare senso e creare valore aggiunto in un piano di sviluppo del quartiere, instaurando un rapporto con gli abitanti atto a favorire nuovi terreni sui quali ricomporre la cittadinanza attorno al riconoscimento dei propri bisogni e alla capacità di mobilitare le proprie risorse.

Entrambi i quartieri, pur con le loro sensibili diversità, si configurano entrambi come realtà problematiche:
- presenza di un alto tasso di degrado urbano e sociale
- isolamento dal tessuto urbano,
- presenza di gravi problematiche sociali e una forte conflittualità tra i cittadini e tra gruppi sociali.
- l'immagine dei due quartieri sono un simbolo per il senso di insicurezza di un intero territorio municipale
- gli abitanti si sentono definiti dall'immagine negativa del quartiere;
In questo contesto una delle strategie possibili è consistita nell' agire sul senso di appartenenza del quartiere, dotando la popolazione di strumenti spendibili nella comunità e verso le istituzioni, e nell'individuare e valorizzare potenziali risorse umane anche se non rappresentative di fette consistenti di popolazione. I progetti, nel rispetto del contesto socio culturale ed ambientale, si sono proposti la realizzazione di alcune attività, propedeutiche a creare coesione sociale. Inizialmente si è provveduto all'analisi dei conflitti e dei bisogni del territorio.

Si è proceduto inoltre nella
a) mappatura dei conflitti e dei bisogni del territorio
b) osservazione delle regole di comunicazione usate dalla popolazione
c) ricerca di regole di comunicazione a partire dai conflitti e dai problemi esistenti
d) ricerca di contesti in cui mettere in comunicazione le varie comunità, i singoli cittadini attivi, fasce di età diverse (costruzione di reti territoriali, di eventi simbolici, di momenti di animazione sociale, luoghi deputati al confronto)
e) Momenti formativi (ai contenuti della mediazione sociale) rivolti alla cittadinanza e agli operatori
f) Momenti di elaborazione e di azione comune rispetto conflitti e problemi emersi

Gli effetti avuti sono stati:
A) Creazione di NUOVE REGOLE E NUOVI CONTESTI di comunicazione, attraverso la creazione di terreni neutri (giornale di quartiere, feste) nei quali sviluppare momenti di condivisione e di conoscenza reciproca, basati sul fare insieme, sul confronto tra vissuti in contesti in cui il fare poteva essere un gioco


B) Creazione di momenti di comunicazione trasversale in cui le regole e le modalità fossero discusse liberamente


C) azioni svolte su bisogni impliciti quali la comunicazione, la condivisione di simboli, i momenti ludici e di festa


D) creazione di appartenenze trasversali ai gruppi che non minacciassero identità sedimentate


E) la proposizione del conseguimento di valori comuni, valorizzando la capacità di ascolto di ognuno, stimolando partecipazione, maggior consapevolezza e la percezione del "poter fare";


F) passaggio dal confronto\scontro tra diversità alla condivisione di emozioni da cui partire con un progetto


G) I giovani e i bambini valorizzati come una risorsa (piacere della socialità e delle attività ludiche in un contesto di attività socialmente utile, maggior disposizione al cambiamento).


H) Intercettazione di una domanda di socialità mista al bisogno di spazi ludici e di spazi pubblici

Nello specifico operativo, nell'arco di un biennio si è potuto sperimentare la

1) Creazione di strumenti di comunicazione. Realizzazione di un giornale di quartiere, edito in collaborazione con i progetti esistenti e con la cittadinanza attiva che coinvolgano elementi di diversi target di età, aperto alla collaborazione di tutta la cittadinanza e distribuito in tutto il quartiere e nel territorio municipale.


2) Rimessa in comunicazione. La costruzione di un embrione di redazione ha rappresentato un utile momento di rimessa in comunicazione ed di assunzione di responsabilità da parte di gruppi e di soggetti diversi. Attraverso la promozione di momenti di incontro fra le associazioni, gli operatori dei vari progetti di intervento sociale e gruppi di cittadini, si persegue l'obiettivo di condividere esperienze, trarre indicazioni, per favorire e meglio contestualizzare i vari progetti di intervento, stimolando contemporaneamente la popolazione e settori di bambini ed adolescenti ad un ruolo attivo.


3) Azioni di animazione sociale. Creazione di momenti ludico espressivi, quali feste e momenti musicali (DJ per adolescenti), che sappiano essere luogo di condivisione di vissuti emotivi, con l'obiettivo di manifestazioni pubbliche che abbiano una scadenza temporale costante, legate al recupero e alla sottrazione al degrado di potenziali luoghi di socialità (piazze, strade ecc.). Attraverso il recupero al loro uso sociale, si sedimenta la percezione di uno spazio urbano usufruibile e condivisibile tra diversità ( diverse appartenenze sociali ed etniche, diverse fasce di età, ecc.). Inoltre si comincia a percepire lo spazio urbano come proprietà comune e non come terra di nessuno, si sviluppano così esperienze di progettazione partecipata dell'arredo, la cura e la pulizia delle aiuole, fino a progettare un intervento strutturato sullo spazio urbano attraverso la nascita di una struttura di lavoro che intervenga sulla cura dell'ambiente.


4) Gli spazi della condivisione. Individuare, insieme alla popolazione coinvolta, uno spazio fisico per l'apertura di luoghi da adibire per attività sociali (attività e laboratori per i giovani, sportello di mediazione sociale, sede della redazione del giornale, dell'associazionismo di quartiere, ecc.). Si persegue l'obiettivo di uno spazio la cui apertura sia un'esigenza della popolazione e che non venga vissuto come un'imposizione dall'esterno; un luogo quindi riconosciuto, dove poter contattare gli operatori, e condividere i percorsi dei progetti, sviluppare percorsi di cittadinanza attiva ecc.).


5) La formazione dei mediatori territoriali. Promozione di un corso formativo di mediazione dei conflitti rivolto sia agli operatori dei progetti implementati sul territorio sia a quote di cittadinanza attiva, di giovani e di adulti che han fatto parte della vasta rete sociale attivata, che ha come fine la formazione di una figura, quella del mediatore territoriale trasversale alle varie esperienze associative, ai target di età, soggetto non solo di ricomposizione sociale ma di sviluppo del territorio

Per concludere, occorre segnalare alcuni dati di questo percorso, che ha visto l' educativa territoriale e mediazione sociale completarsi a vicenda e coagire con la cittadinanza:
- Si è potuta scoprire l'utilità, nella riscoperta del senso di appartenenza del quartiere, della memoria di un vecchio mito, quello della festa, che richiama la tradizione delle feste dei primi insediamenti, l'identità perduta, il valore simbolico dell'evento come ricostruzione di embrioni di fiducia reciproca, il significato di un simbolico terreno di incontro.


- Nel percorso di attivazione della comunità, spesso la risposta più positiva è arrivata dai bambini, i quali sono stati i primi protagonisti del recupero di luoghi e piazze, della redazione dei giornali, "giochi" nei quali solo in un secondo momento si sono coinvolti gli adulti.


- La costruzione di un contesto sociale e partecipato nel quale veicolare i contenuti attraverso la creazione di tavoli anche temporanei di confronto, estemporanee esperienze di rete formate intorno a singole iniziative, che ha lasciato nei settori di popolazione attiva una sorta di memoria metodologica. Di fronte alle necessità del territorio, nel bene o nel male, per creare o lamentarsi, si ricorre al momento comune, la riunione di rete, l'insieme delle energie collettive ed individuali a cui si fa ricorso di fronte ai problemi.


- La capacità di mantenere intatta la propria missione all'interno della reciproca contaminazione valorizzandosi reciprocamente all'interno di una rete effettiva e non formale, sapendo entrare ed uscire dai propri confini progettuali, a seconda di quanto il contesto richiedeva.


- Capacità dei progetti di integrarsi nel contesto e di modificarlo\modificandosi, non si mai preteso di modificare il territorio per far coincidere la realtà coi propri contenuti progettuali ma si è tentato di veicolarli all'interno e a seconda dei bisogni del territorio e in accordo con l'obiettivo comune ai progetti e alla cittadinanza, del suo sviluppo.